Code shibari: programmando lo spazio negativo

C’è un endpoint dell’applicativo che esiste praticamente da sempre.
È riservato agli amministratori. È stato scritto con attenzione, modificato nel tempo con commit ponderati, revisionato e mantenuto da persone che sapevano perfettamente cosa stavano facendo.
Eppure oggi quei dati sono accessibili a tutti.
Com’è possibile?
Non c’è stato necessariamente un commit catastrofico, una svista evidente o una riga di codice palesemente sbagliata. Il programma, semplicemente, si è allontanato poco alla volta dal comportamento previsto. Una modifica dopo l’altra, quasi impercettibilmente, fino a raggiungere uno stato che nessuno avrebbe voluto senza che nessuno se ne accorgesse.
Lunedì 21 settembre, dalle 21:00, torna una nuova serata a tema del LuccaLUG.
Questa volta parleremo di Code shibari: Programmando lo spazio negativo, insieme a Zanna.
Programmare ciò che il software non può fare
Quando sviluppiamo software siamo abituati a ragionare soprattutto in termini di possibilità:
- quali operazioni deve supportare?
- quali percorsi deve poter seguire?
- quali funzionalità dobbiamo aggiungere?
Ma possiamo affrontare il problema anche dalla direzione opposta.
E se progettassimo il nostro sistema in modo da rendere alcuni comportamenti impossibili?
È questo il concetto alla base dello “spazio negativo”: non limitarsi a descrivere ciò che il programma dovrebbe fare, ma introdurre vincoli tali per cui intere categorie di errori, configurazioni sbagliate o comportamenti indesiderati non possano semplicemente verificarsi.
Durante la serata vedremo come sia possibile vincolare e limitare il codice in modo consapevole, riducendo progressivamente lo spazio nel quale possono nascondersi errori e comportamenti inattesi.
Il relatore
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